introduzione

ALCUNI CONSIGLI PER UNA PARTECIPAZIONE ATTIVA AL CORSO DI FORMAZIONE

Preliminarmente, si ritiene indispensabile rammentare che ogni partecipante è una risorsa per la realizzazione di un’esperienza proficua di formazione. Le sedute proposte non hanno finalità informativa; la buona riuscita è condizionata, pertanto, al rispetto delle comuni, semplici regole di puntualità e buona organizzazione.

Ogni incontro è dedicato all’esplorazione di una tematica culturale e delle problematiche professionali sottese. La trattazione è curata da un relatore scelto per competenza e capacità comunicativa, con l’impegno di presentare il tema in forma problemica, in modo da richiamare le conoscenze supposte di comune dominio per favorirne la riformulazione in chiave personale e critica.

A tal fine, si suggerisce di considerare preliminarmente lo schema della comunicazione, esposto dal relatore, in modo da addensare le personali riflessioni, gli spunti che caratterizzano la proposta, i rinvii a scuole di pensiero e a studiosi, i riferimenti normativi e istituzionali. Partecipare alla “lezione”, insomma, non dovrebbe essere altro che individuare e annotare argomenti connessi e renderli funzionali a un’esposizione ampia e condivisibile da parte del candidato.

Conviene dotarsi di fogli per appunti, meglio in formato A4  orizzontale e di carta già usata sull’altro verso.  Appunti raccolti su schemi già noti in precedenza aiutano a formare una mappa della comunicazione e del più ampio tema affrontato nella giornata. A fine seduta si dispone, così, di una o più pagine magari pasticciate, ma in ogni caso personali e preziose per la successiva ricostruzione degli argomenti.

Non è il caso, invece, di farsi prendere dall’ansia di ricopiare o riprendere le eventuali slides proiettate. I materiali di approfondimento sono resi disponibili o suggeriti da ogni relatore, al quale sono già stati richiesti testi, documenti, links e quant’altro possa ritenere utile per una consultazione o per l’analisi approfondita.

Uno spazio è previsto, in appendice a ogni sessione di lavoro, per la proposizione di interrogativi. Può essere utile, allora, annotarli in corso di seduta e presentarli al termine in pubblico. E’, questa,  una straordinaria occasione per definire l’ambito di problematicità di un quesito, la pertinenza rispetto al tema, le modalità e il linguaggio di presentazione anche per interessare gli stessi colleghi. Parlare in pubblico, infatti, non è semplice e comporta sovente il rischio del fraintendimento o della banalizzazione.

Una volta a casa, si dedichi quanto prima un po’ di tempo al recupero concettuale della comunicazione e / o alla ricostruzione ampia e critica della problematica esplorata. Le vie proposte sono almeno due:

  1. recupero concettuale personale, inteso come riscrittura delle annotazioni secondo una linea logico-sistematica su pagine nuove, magari avendo cura di lasciare ampi spazi bianchi indispensabili per successivi ritorni sul tema (ulteriori note, espansioni, collegamenti, rinvii, …);
  2. ricostruzione critica del tema, preziosa se fatta con qualche collega, ma non oltre un piccolo gruppo, valorizzando quanto in a. e quanto può rivenire da una divisione concordata dei compiti di analisi di documenti e di esplorazione di temi parziali
  3. per tutte le operazioni di riscrittura è preferibile usare fogli mobili, perché si prestano meglio alla riclassificazione in corso di preparazione.

La consultazione dei materiali di studio / approfondimento, proposti dal relatore, e l’eventuale ricerca sulla rete può rivelarsi utile per realizzare opportune espansioni. Anche in questi casi, si annotino pure tutti i contributi da riesaminare per integrare le schede di lavoro già elaborate, avendo cura di non omettere cenni relativi alle fonti (sito, link, articolo di quale rivista, parte di quale libro, dati e date, …).